I Tarocchi di Vergnano

© Giordano Berti, storico dell’esoterismo nell’arte (www.giordanoberti.it)

Articolo pubblicato nel gennaio 2016 per gentile concessione dell’Autore.


La fabbrica di Tarocchi e carte da gioco di Stefano Vergnano occupa un posto speciale nella storia dei Tarocchi. È con Vergnano, infatti, che intorno al 1826 cominciò in Italia, e precisamente in Piemonte, una vera e propria “età dell’oro” dei Tarocchi. 

La storia dei Tarocchi in Piemonte è stata studiata egregiamente, alcuni anni fa, da due studiosi seri ed appassionati: Thierry Depaulis e Franco Pratesi, ai quali si deve l’individuazione dei personaggi principali che dalla Francia si spostarono in Piemonte, nel corso del Settecento, per avviare una produzione locale di Tarocchi e carte da gioco. 

Un passaggio cruciale

La trasformazione da “marsigliesi” a “piemontesi” non avvenne in modo immediato, ma in seguito ad una evoluzione i cui passaggi sono definiti, dagli specialisti, in base al modello iconografico. Il Tarocchi piemontesi “precoci” sono sostanzialmente identici ai marsigliesi, mentre i “precoci variati” mostrano caratteristiche peculiari della nuova tradizione. 

Ma chi furono i pionieri della nuova tradizione? Tra i documenti più interessanti ci sono due citazioni da me rintracciate sulla Gazzetta Piemontese. Questo giornale cita, nel 1826, il distacco di due soci dalla Fabbrica di Carte Guglielmo Marengo e Co., con sede a Torino. La nuova azienda era intestata a Stefano Vergnano. Nel 1828 lo stesso giornale accenna alla produzione, da parte di Giorgio e Stefano Vergnano (rispettivamente padre e figlio), «dei così detti Tarocchi castrati e Carte a due teste a modico prezzo»

Un’altra notizia interessante risale al 1832. In quell’anno, a Torino, durante la seconda esposizione di prodotti dell’agricoltura, del commercio e dell’industria, sia la fabbrica di Guglielmo Marengo, sia quella di Giorgio e Stefano Vergnano, per la qualità dei loro mazzi ottennero una “menzione onorevole” da parte della Regia Camera di Commercio. Assieme a loro, fu menzionata la fabbrica di Giovan Battista Guala a Ghemme. Se quei tarocchi non avessero avuto nulla di originale, rispetto a quelli francesi, non avrebbero certo ottenuto questo riconoscimento.

Il caveau dei Tarocchi piemontesi

A questo punto sorge spontanea una domanda: quali erano le immagini dei Tarocchi prodotti da Marengo e da Vergnano? Per saperlo, bisogna esaminare sia i mazzi in collezioni pubbliche e private, sia alcuni documenti riscoperti recentemente da un ricercatore italiano, Nicola De Giorgio, all’Accademia delle Scienze di Torino; una vera e propria cassaforte che conserva la storia dei Tarocchi negli Stati dei Savoia prima dell’Unità d’Italia. L’Accademia conserva ancor oggi i fogli intonsi, stampati con tecnica xilografica, che per disposizione di legge dovevano essere depositati dai fabbricanti presso gli uffici del Registro. Sono esattamente queste le testimonianze più antiche relative alla nascita dell’autentica tradizione piemontese dei Tarocchi.

Purtroppo alcuni fogli sono andati smarriti e così non possiamo avere una visione dettagliata dell’evoluzione iconografica. Tuttavia possiamo dire, a grandi linee, che la fabbrica di Guglielmo Marengo produceva, fin dai primi anni dell’Ottocento, mazzi di Tarocchi piemontesi “precoci”, cioè quasi identici a quelli marsigliesi, con didascalie in francese. Ma tra il 1826 e il 1832 Stefano Vergnano depositò un modello innovativo (definito “precoce variato”) che avrà una storia pluridecennale. Non starò qui a descriverne tutte le peculiarità. Basti dire che, oltre alle didascalie in italiano, ai numeri “arabi” invece dei “romani” e ad un nuovo disegno per le Figure di Corte, i Vergnano introdussero un’immagine assolutamente inedita: il Matto che insegue una farfalla, invece di essere rincorso da un felino.


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Una preziosa ristampa 

Nel 2014 ho personalmente curato la ristampa fedele di un mazzo di Tarocchi di Stefano Vergnano (forse databile  intorno al 1860, stando all’esperto Giuliano Crippa, presidente della sezione italiana dell’International Playing Cards Society), ma chiaramente basato sul modello realizzato verso il 1830. Questa ristampa permette oggi, a tutti gli appassionati, di osservare nei dettagli le caratteristiche dei primi veri Tarocchi piemontesi, e di evidenziare similitudini e differenze rispetto ai mazzi francesi.

I “Tarocchi Vergnano 1830” sono stati pubblicati da Araba Fenice Edizioni in collaborazione con Rinascimento – Italian Style Art. Si tratta di una edizione limitata a 500 copie numerate e firmate dal curatore, Giordano Berti, autore anche dell’opuscolo storico che accompagna il mazzo, contenuto in un prezioso cofanetto a forma di libro ideato dall’art designer Letizia Rivetti.

Per altre immagini e informazioni sui Tarocchi di Vergnano, visita:

https://rinascimentoitalianart.wordpress.com/tarocchi-vergnano-1830/

Per altre informazioni sul mazzo, il prezzo e per acquistarlo scrivi a:

rinascimento.italianart@gmail.com

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